Le pene degli Abruzzi

Written on December 17, 2008

Dopo qualche giorno trovo il tempo per esaminare di persona i dati delle ultime elezioni (di cui m’interesso perché dopo ogni amministrativa almeno una delle parti le assegna valore nazionale).

Premesso che non sono un sostenitore della scheda bianca o dell’astensione, ogni volta mi chiedo come mai i principali dati riassuntivi di un’elezione debbano essere le percentuali dei cittadini che hanno votato per un certo partito rispetto al totale dei voti espressi [1] — sarebbe più sensato fornire la percentuale sugli aventi diritto o, equivalentemente, il numero effettivo di votanti per ciascun partito.

Per spiegarmi userò l’esempio dato dall’attualità, confrontato con le elezioni regionali del 2005 [2]: ciò che ci viene mostrato dai media è questo.

Percentuali rispetto ai votanti, in blu il 2005, in rosso il 2008

Da cui si evince chiaramente l’enorme crescita dell’IDV, a discapito del PD, che cede voti anche al PDL; infine un congruo ma non drammatico calo dell’UDC, dovuto anche al fatto che quest’ultima volta non faceva parte di una coalizione in grado di vincere (ah, il voto utile). Se vogliamo parlare di cifre, ecco la tabella.

Partito 2005 (%) 2008 (%) Differenza (%)
PDL 24,14 29,81 +23,45
IDV 2,18 12,73 +484,65
UDC 7,48 4,75 -36,44
PD 31,39 16,61 -47,08

Per esempio, il PD ha perso circa metà dei suoi voti, passando da quasi il 32% a meno del 17%, mentre il PDL ne ha raccolti quasi un quarto in più, una crescita di più del 23%.

Forse vi sarete accorti che finora ho usato la parola “voti”, perché è la stessa che sentiamo usare spesso in questa situazione, quando l’espressione corretta sarebbe “percentuale sui votanti”. In effetti, se si usassero il numero effettivo di voti, la situazione sarebbe diversa.

Numero di voti, in blu il 2005, in rosso il 2008

Certo, per quanto riguarda il 2008 non cambia nulla, i non votanti non possono decidere chi vince. Ma nel rapporto con 3 anni fa, con il numero di aventi diritto sostanzialmente uguale, scopriamo che se andiamo a guardare davvero i voti, il calo del PD e dell’UDC supera la metà dei voti ottenuti nel 2005; in particolare per il PD rasenta il 60%. Ma sopratutto, per il PDL abbiamo un calo di circa 9000 voti, pari a più del 4%; non un aumento del 25%!

Partito 2005 (#) 2008 (#) Differenza (%)
PDL 199355 190919 -4,23
IDV 17982 81557 +353,55
UDC 61761 30452 -50,69
PD 259194 10641 -58,95

Ma forse, viste anche le dichiarazioni dei pezzi grossi del PD, il cambiamento più interessante è su quanti voti l’IDV ha sottratto loro. Supponendo — male — che tutti i voti guadagnati dall’IDV in questi tre anni provengano da ex elettori del PD, facendo i conti con il primo metodo otteniamo che l’IDV è responsabile di più del 70% del calo del PD; con il metodo corretto invece questa percentuale si riduce a circa il 40%. Come dire, è statisticamente provato che sono i principali autori del proprio male.

There are three kinds of lies: lies, damned lies, and statistics

— Disraeli [3]

  1. Un’altra cosa che mi chiedo è come mai i risultati varino così tanto tra due provincie adiacenti.

  2. Nel 2005 non esistevano PDL e PD; in queste statistiche ho sommato i risultati rispettivamente di AN e FI, e DS e DL.

  3. Consigli per gli acquisti: “How to lie with statistics” di Durrell Huff.

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